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Il centrocampista Graziano Tartaglia (nella foto) si appresta a disputare la sua terza stagione con la maglia del Nardò.
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Il centrocampista Graziano Tartaglia (nella foto) si appresta a disputare la sua terza stagione con la maglia del Nardò.
L’atleta molisano spera che sia quella giusta per brindare, insieme ai tifosi, al raggiungimento di un traguardo di rilievo, il salto in D.
«Oramai sento mia la piazza neretina - dice Tartaglia, che è nato a Termoli il 15 gennaio 1980 - Per me la casacca del Toro è come una seconda pelle. Poche compagini tra quelle che si cimentano nel campionato d’Eccellenza possono contare su una tifoseria calda e trascinante come quella granata. Anche per questo ci terrei che quella 2009/2010 fosse l’annata della promozione in D».
«La dirigenza si sta muovendo nella direzione giusta - aggiunge Graziano Tartaglia - Sono stati confermati gli elementi che costituivano l’ossatura base della compagine della passata stagione, mentre ne sono stati ingaggiati sei nuovi, che personalmente non conosco tutti bene, ma che, essendo stati scelti su indicazione del trainer Alessandro Longo, saranno senz'altro all’altezza della situazione. Infatti, quando, nel 2008/2009, si è trattato di potenziare una rosa che in avvio aveva delle lacune, il nostro allenatore ha dimostrato di avere le idee chiare e di sapere come muoversi. Mi risulta, inoltre, che la società sia ancora attiva in sede di mercato e che verranno portate a termine altre operazioni».
Secondo Tartaglia tutto lascia supporre che il Nardò sarà protagonista. «L'obiettivo - afferma il giocatore di Termoli - è quello di conquistare quanto meno un posto nei play off, dal quale provare a spiccare il volo in serie D. Sappiamo che ci sono complessi quali Molfetta e Terlizzi che si stanno attrezzando altrettanto bene e che emergerà qualche out sider, ma il Nardò farà la propria parte sino in fondo».
Tartaglia considera in termini positivi le due annate vissute con il Nardò.
«Oramai sento mia la piazza neretina - dice Tartaglia, che è nato a Termoli il 15 gennaio 1980 - Per me la casacca del Toro è come una seconda pelle. Poche compagini tra quelle che si cimentano nel campionato d’Eccellenza possono contare su una tifoseria calda e trascinante come quella granata. Anche per questo ci terrei che quella 2009/2010 fosse l’annata della promozione in D».
«La dirigenza si sta muovendo nella direzione giusta - aggiunge Graziano Tartaglia - Sono stati confermati gli elementi che costituivano l’ossatura base della compagine della passata stagione, mentre ne sono stati ingaggiati sei nuovi, che personalmente non conosco tutti bene, ma che, essendo stati scelti su indicazione del trainer Alessandro Longo, saranno senz'altro all’altezza della situazione. Infatti, quando, nel 2008/2009, si è trattato di potenziare una rosa che in avvio aveva delle lacune, il nostro allenatore ha dimostrato di avere le idee chiare e di sapere come muoversi. Mi risulta, inoltre, che la società sia ancora attiva in sede di mercato e che verranno portate a termine altre operazioni».
Secondo Tartaglia tutto lascia supporre che il Nardò sarà protagonista. «L'obiettivo - afferma il giocatore di Termoli - è quello di conquistare quanto meno un posto nei play off, dal quale provare a spiccare il volo in serie D. Sappiamo che ci sono complessi quali Molfetta e Terlizzi che si stanno attrezzando altrettanto bene e che emergerà qualche out sider, ma il Nardò farà la propria parte sino in fondo».
Tartaglia considera in termini positivi le due annate vissute con il Nardò.
«Nel 2006/2007, con Vito Sgobba in panchina, miravamo in alto - ricorda il centrocampista granata - Dopo avere lottato a lungo a ridosso della zona che conta, però, abbiamo accusato una fase di flessione, che ha portato ad un avvicendamento tecnico, determinando l’avvento di Antonio Toma. Ci siamo ripresi, disputando un ottimo finale di torneo e sfiorando l’ammissione ai play off. Nel 2007/2008, invece, siamo partiti tra mille problemi ed una «rosa» imbottita di baby. Poi, strada facendo, il gruppo è stato potenziato, è arrivato Longo ed abbiamo fatto “miracoli, chiudendo alla grande».
(G.d.M.)
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